Il Leggendario Monte Sibilla

Monte Sibilla - Ingresso della Grotta

Il Monte Sibilla, alto 2.173 mt. è il secondo rilievo montuoso per altitudine dopo il Monte Vettore che con i suoi 2.476 mt. è la cima più alta di tutta la catena dei Monti Sibillini. Il sentiero per raggiungere il Monte Sibilla è ubicato a pochi chilometri dal Rifugio Giglio Rosso di Rubbiano di Montefortino ed in poco più di un’ora e mezza – due ore potrete raggiungere la vetta e la Grotta della Sibilla.

E’ da sempre contornato da un alone di mistero in quanto deve il suo nome alla leggenda della Sibilla Appenninica, una figura mitologica che abitava, insieme alle sue ancelle dalla bellezza incantatrice, nelle viscere della montagna all’interno di una grotta posta nei pressi della sommità della vetta e che oggi il suo ingresso risulta essere ostruito da una frana.

La sommità, comunemente chiamata “corona” per via della sua conformazione scoscesa, è raggiungibile attraverso un sentiero che parte dal Rifugio Sibilla, posto a 1.573 mt. di altitudine e percorribile in poco più di 1 ora e mezza di cammino.

Arrivati in vetta si potrà ammirare un panorama da togliere il fiato e, per ampiezza, è uno dei più suggestivi di tutta la catena dei Monti Sibillini.

Il mito della leggenda della Sibilla è stato fin dall’antichità oggetto di studi di avventurieri e letterati ma ebbe diffusione grazie ad Andrea da Barberino che nel 1430, nel suo libro “Il Guerrin Meschino”, narra di un cavaliere che si recò sulla sommità della montagna per chiedere alla maga notizie in merito ai suoi genitori. Egli soggiornò all’interno della grotta per un anno resistendo con tutte le sue forze, alle tentazioni ammaliatrici a colei che è definita la “regina di tutte le fate”.

Pochi anni dopo anche Antoine de la Sale contribuì ancor più ad arricchire ed ampliare il mito di questa figura con la sua opera “Il Paradiso della Regina Sibilla” descrivendo di un suo viaggio fin sulla montagna e disegnando una mappa della grotta (tutt’oggi conservata presso la Biblioteca Nazionale di Parigi) nel quale la descrive come un ampio spazio circondato da sedili scavati nella roccia.